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| Sul crinale che divide Murialdo e Castelnuovo di Ceva si erge tra i boschi, la cappella di S.Giovanni. Accessibile dall'ingresso laterale si mostra nei suoi 11 metri di lunghezza e 5,3 di altezza; la corpertura è costituita da capriate lignee a vista e il presbiterio è sopraelevato di un gradino. A causa del grande spessore del muro di facciata(una peculiarità per Murialdo), si pensa che questa chiesa avesse funzione difensiva. S.Giovanni della Langa è databile intorno al 1033, con la fondazione da parte del marchese Adalberto dell'abbazia di Parma; si pensa che quest'ultima tendesse ad occupare località importanti per la viabilità come è appunto il luogo dove è situata la cappella(importante via di comunicazione tra il Piemonte e la Riviera. | ![]() |
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La chiesa Di Santa Maria Maddalena si erge all'interno dell'area del distrutto castello di Murialdo. Il ruolo di chiesa parrocchiale di Murialdo viene sostenuta nel 1760 da monsignor Enrichetto Natta a seguito del rinvenimenti di resti umani presso l'edificio, che portano a ritenere l'esistenza di un'area cimiteriale presso la chiesa. Le documentazioni invece, la rappresentano come semplice cappella del castello; ipotesi che trova riscontro anche nel grande spessore delle mura(85cm) particolarità che rende la cappella perfettamente in linea con la tipologia castellana |
| Probabilmente sotto l'influenza di San Pietro di Varatella almeno sino al 1440 naque, con la stessa titolazione della chiesa madre, anche San Pietro a Murialdo. Quindi la fondazione di questa cappella potrebbe collocarsi in un momento antecedente al 1440, quando i beni di San Pietro di Varatella vennero ceduti. Dopo tale data essa entrerebbe a far parte del novero degli "oratori pubblici" della comunità di Murialdo, e come tale è riconosciuta nel 1573. La cappella si presenta con pianta rettangolare ad una navata, di dimensioni pari a 7,35 metri di lunghezza per 5,35 di larghezza, spartita da lesene larghe 50cm addossate alle pareti laterali e da esse aggettanti di circa 5cm in due campate voltate a crociera. La costruzione è dotata di un'abside rotonda, larga circa 4,15 metri e profonda 2,5 metri, unica a Murialdo nel suo genere. Esso è ricorperto da una volta a catino ribassato colorato in azzurro sotto la quale è stato costruito in seguito un altare barocco. La facciata principale è dotata di ingresso e una finestra collocata alla sua sinistra.Il portale è in pietra intagliata costituita da due elementi verticali la cui sommità forma la sagoma di mensoline decorative, atte anche a diminuire la luce di libera inflessione | ![]() |
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All'ingresso della contrada Pallareto, sulla via che dalla langa conduceva a Valle, è situata la cappella dei Santi Giacomo e Filippo. La costruzione è a pianta rettangolare , lunga 6,10 metri e larga 5,85. L'interno è voltato a crociera costolonata; due scalini separano la navata dal presbiterio, di geometria quasi quadrata e voltata a botte. Dal presbiterio si accede a un locale usato come sacrestia coperto da una volta generata dall'intersezione di una volta a crociera e di una a botte. Ovunque la muratura ha spessore di 60-65 cm. In facciata, la porta di ingresso è incorniciata da due finestre ed è sovrastata da un'apertura a lunetta che presenta alcune lesioni; nell'angolo destro la muratura prosegue fino a formare un piccolo campanile a pianta triangolare, la copertura è rappresentata da un blocco di pietra lavorato. La tradizione popolare afferma che questa chiesetta inizialmente si fermava alla struttura del presbiterio e intorno al XVIII-XIX secolo(scampato il pericolo di un'alluvione), venne costruita la parte anteriore come ex voto. La cappella presenta alcune peculiarità: all'interno, |
| Sull'oratorio(anteriore al 1573) costruito sul pendio sopra a S.Lorenzo, non è stato possibile reperire alcuna fonte documentaria. L'edificio è a pianta rettangolare, con navata unica, ripartita in tre campate mediante l'utilizzo di tre lesene accostate, ognuna sormontata da un capitello composito. La navata coperta da tre volte a crociera, misura 18,60 metri per 5,20 metri. Innalzato di tre gradini si trova il presbiterio, la cui volta a crociera è impostata su pianta quadrata. In questa posizione è situata un'edicola contenente la statua di S.Agostino. La sacrestia è costituita da un vano di 5 metri di larghezza per 4,9 di profondità. La copertura è generata dall'intersezione di una volta a cupola . | ![]() |
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La cappella di San Rocco forma un unico corpo con quella di San Giuseppe; il fabbricato è largo circa 20 metri quadrati. San Rocco ha un solo altare aderente al muro verso Mezzogiorno. Fin dal secolo scorso viene ricordata Maria Vergine e S.Rocco inginocchiati in atto di preghiera; una statua rappresentante S.Rocco con cane ai suoi piedi.Su una parete esterna si intravvede la sagoma di una figura con bambino aureolato e accanto a questa si scorge, molto rimaneggiata, la sagoma di S.Rocco, popolarissimo in quanto protettore contro la peste, che colpì la nostra penisola ripetutamente nel corso del XVII secolo. In connessione con la cappella di S.Rocco, è stata fondata, |
| Quasi nulle sono le fonti documentarie relative a questa cappella; nel 1573 viene citata come cappella del Comunità, ed è questa l'unica indicazione cronologica, su cui postulare ipotesi sulla sua fondazione. Un altro termine temporale potrebbe rivelarsi dall'analisi del grande riquadro con cornice rappresentante la Madonna con il Bambino; la Madre indossa una preziosa dalmatica e la corona. Ai suoi lati, S. Michele che pesa le anime, e S. Biagio in abiti vescovili. Nella pittura, il volto di S. Biagio è completamente abraso da una caduta di colore, ma il santo è ugualmente riconoscibile perchè trattiene nella mano destra un pettine di ferro, con cui viene straziato durante il martirio. Dalla corona bombata della Madonna di Loreto si dipartono raggi luminosi; | ![]() |
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La cappella di Isola Grande viene citata fin dal 1573 come "Cappella Annunciata". Intorno alla metà del 1600 compaiono le due titolazioni: la cappella è ancora sotto il titolo dell'aAnnunciazione, ma da alcune viene appellata Assunzione; il cappellano dell'arciprete ha l'obbligo di celebrarvi ogni sabato, escuso il sabato santo, ogni festività di Maria vergine eccetto il giorno della Purificazione. Soltanto tra il 1779 e il 1792 viene costruito il campanile. Nel 1795 la cappella riceve il lascito da parte di Francesco Bertone che ne ripropone il culto della Vergine Assunta. L'edificio è a navata unica, coperta da una volta lunettata divisa in due parti da lesene raccordate da un arco. Un gradino separa la navata dal presbiterio che è coperto da una volta a vela affrescata e culminante in un coro. L'abside rotonda è coperta da una volta a catino unghiata per dar posto a una finestrella rotonda. L'interno della chiesa è avvolto da un rimaneggiamento barocco. Dal presbiterio si accede, attraverso a una porta, alla sacrestia, il cui tracciato è aggettan te sulla geometria originale. Dalla sacrestia attraverso una porta si accede al campanile. |
| La cappella dei Santi Gervasio e Protasio, già esistente nel 1573, fà parte del novero degli "oratori pubblici" di Murialdo e consiste in una cella voltata a botte, di dimensioni 3,35 metri per 3,3 circa; è dotata di due finestre laterali, una delle quali è murata. L'imposta della volta è di metri 2,10. Si accede tramite una semplice porta rettangolare, incorniciata da due finestre. Antistante alla cella, ed in complera aderenza con quest'ultima, si sviluppa un'anticella o pronao, in contatto con l'esterno tramite un'apertura che disegna un arco delineato da blocchi di pietra ben intagliati. questo piccolo locale era destinato ad ospitare fedeli o vinadanti di passaggio; è coperto da capriate lignee di recente costruzione, che dovrebbero rispondere la tipologia | ![]() |
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La chiesa si presenta a navata unica rettangolare orientata est-ovest, coperta da volte a botte raccordate alle lesene con profilo a mezza luna; una grave lesione della volta compromette anche l'arco della finestra, oggi sorretta da puntelli di legno. Infiltrazioni diffuse sono un segnale di pericolo per l'intera struttura. Il presbiterio è rettangolare, anch'esso voltato a botte con quattro unghie, sulla parete di fondo è tagliata una finestra. Tramite una piccola porta dal presbiterio si accede alla sacrestia un locale fortemente danneggiato.Appare isolata l'architettura della facciata principale che presenta una bombatura; nella parte centrale, piena, si apre la porta d'ingresso,incorniciata ai lati da blocchi in pietra ben intagliata e lavorati a bugnato, sovrastati dan un architrave. Superiormente si apre una finestra rettangolare, perfettamente allineata con il campanile sovrastante. L'ingresso è arricchito da un protiro a edicola, aggiunto posteriormente rispetto alla facciata. |
| E' la chiesa parrocchiale di Valle. Questa chiesa ha origini molto antiche; la sua titolazione pare dovuta all'Ordine degli Antoniani. Nel 1573 monsignor Marino, in Visita Pastorale a Murialdo, dà alla chiesa di Sant'Antonio Abate una preminenza su tutte le altre cappelle esistenti nella parte alta di Murialdo. La cappella venne eletta a parrocchia il 21 agosto 1917, come ricorda don Pollano. La chiesa è a tre navate suddivisa da pilastri affiancati da doppie lesene accostate, per una sezione totale di 1,2 metri per 1,2 metri. La navata centrale coperta da volta lunettata, conclude con un presbiterio rialzato e incorniciato da un arco trionfale. le navate laterali , voltate a crociera, terminano con due altari. L'orientamento della struttura vede ad ovest l'ingresso originario e ad est la zona absidale. La facciata principale è stata raccordata alla sacrestia: sulle due strutture inizialmente divise, è stata costruita una struttura sopraelevata sostenuta da una volta lunettata. Dotata di campanile in tre campi, due dei quali ciechi; l'ultimo ospita le campane. Ai lati dell'ingresso del portico di facciata, due grandi cornici di forma arcuata nella parte superiore, delimitano due pitture fortemente ritoccate nei | ![]() |
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Citato nel 1573 tra le cappelle di Murialdo oggi non esiste più. Costruita presumibilmente sul crocevia che da Perlo scendeva a Murialdo, oggi ne è rimasto solo un pilone. E' possibili che, andato in rovina l'edificio "esistente sulla Langa", il culto del santo titolare si sia spostato nella chiesa di San Bernardo al Ponte che assume cosi il titolo di San Bernardo, Bernardino e Barnaba. Questa chiesa potrebbe essere sorta verso la metà del XVII secolo. Nel 1713 viene nominata tra le chiese pubbliche. |
| La chiesa di San Lorenzo è la parrocchia di Murialdo. L'11 gennaio 1440 fli uomini di Murialdo vengono autorizzati a costruire una nuova chiesa. La costruzione avviene probabilmente sulle fondamenta dell'edificio precedente e termina nel 1445 come testimonia l'epigrafe sul portale. Tra il 1400 e i primi del 1500 le fonti documentarie non danno che scarse notizie: la chiesa viene citata in un atto di vendita del 1519 ma solo come confinante. Nel 1567 la parrocchiale di S.Lorenzo riceve decime da tutta la popolazione e possiede alcuni castagneti. Nel 1573 monsignor vincenzo Marino scorpora le contrade di Valle, Brigneta, Albareta e Isolagrande dalla chiesa madre, affidandole alle cure del cappellano dipendente da S.Lorenzo e concedendo il diritto di sepoltura alla chiesa di S.Antonio tuttavia la titolarità della "rettoria" di S.Lorenzo ricopre, a tutti gli effetti ecclesiastici, l'intero territorio di Murialdo. Ai primi del secolo XVII l'edificio conserva ancora l'impostazione architettonica originaria, con tre navate sostenute da slanciate colonne rotonde e tetto a vista; possiede tre altari: | ![]() |
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Ma solo dieci anni dopo si pone mano al restauro definitivo: a partire dal 1676 l'edificio viene rimaneggiato secondo il nuovo gusto barocco: le agili colonne rotonde vengono inglobate nella pilastratura che sostiene ora la volta; nel 1679 la chiesa è al tetto, ma nel 1681 si comprano ancora mattoni per finire l'opera. In un momento non precisato tra il 1689 ed il 1698 vengono costruiti gli altari di S.Grato e della Beata Vergine dei Sette Dolori. Intanto nel 1693 la chiesa di S.Lorenzo è salita al rango di "arcipretura". A metà del 1700 la chiesa ha ancora il cimitero addossato "alla parte sinistra" e Monsignor Enrichetto Natta prescrive che gli si accomodi la porta. All'interno della chiesa sono avvenute alcune trasformazioni: l'altare della Vergine dei Sette Dolori, viene ad identificarsi come "Altare della Santissima Sindone", pur essendo oggi comunemente noto come "Altare del Suffragio"; |
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La prima citazione della cappella risale al 1573. Nel 1667 si precisa che è intotolata a S.Sebastiano ma anche a S.Fabiano. Nel 1713 il parroco Don Antonio Domenico Gorresio, descrive la dote della cappella, e dice che essa possiede un solo altare, e che la campana definita antichissima, è posta sulla muraglia alteriore. Nel 1792 lo stesso parroco nota che sono stati fatti dei restauri sull'altare. La cella è a pianta rettangolare coperta da una volta a botte, movimentata dall'inserimento di quattro unghie appoggiate ad un cornicione che definisce l'intero perimetro. La facciata principale è costituita da un muro scarpato, che nella parte sinistra ha uno spessore di 90cm; vi si aprono due finestre laterali e la porta centrale. Nella parte superiore si intravvedono le tracce di un piccolo rosone murato. Anteriormente alla cella è collocato un portico. |
| Le origini di questa chiesa sono controverse, sino al 1605 la cappella ha il procuratore nominato dalla comunità e sino al 1698 risulta fondata e mantenuta dal comune. Nel 1769 monsignor Natta, nel descriverla, la dice proprietà della famiglia Ghisolfo che si è estinta, quindi è mantenuta dal comune. La chiesa è a navata unica, coperta da una volta a botte lunettata, con presbiterio voltato a crociera. Due finestre dipinte nella navata centrale lasciano intendere l'esistenza di precedenti aperture, murate in un secondo tempo. La facciata è dotata di una porta centrale, affiancata da sue finestre e sovrastata da una monofora. Un setto murario contenente la campana si alza oltre la copertura, a filo della facciata principale. | ![]() |
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Nel 1667 la chiesa risulta già esistente e di proprietà di Guglielmino Odella. quindi dovrebbe essere stata fondata intorno al 1650 circa; nel 1695 la cappella riceve un lascito di 500 lire dai fratelli Giovanni, Pietro e Bartolomeo Odella, con atto rogato notaio Giovanni Angelo Calleri. Nel 1710 con atto rogato notaio Francesco Salvagno, riceve un legato di 100 lire da Pietro Odella del fù Guglielmo |
| Si tratta di una costruzione primitiva, fondata e dotata nel 1660 da don Tommaso Percivalle, e intitolata ai Santi Tommaso e Giovanni apostoli. La cappella sembra non aver subito sostanziali modifiche delle strutture; è ad una navata, orientata con ingresso ad est, voltata a crociera e comunicante mediante arco trionfale con un presbiterio, anch'esso voltato a crociera. Le dimensioni dei vani descritti sono pari a 5,6 metri circa per 3 metri circa. Alle spalle del presbiterio, attraverso una porticina larga circa 70cm, si accede alla sacrestia, piccolo vano largo 2,6 metri e profondo circa 1,25 circa. Da segnalare la presenza di un meccanismo fornito di orologio, che ad ogni ora comanda i rintocchi delle campane. La facciata di semplice fattura è dotata di una porta d'accesso e di una soprastante finestra. Il campanile, a filo della muratura dell'angolo nord-est, è spartito in due ordini, in uno dei quali sono ospitate le campane. | ![]() |
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Santa Maria Degli Angeli è a navata unica e voltata a vela di superficie pari a 36 metri q. e terminante in un presbiterio, coperto in una volta lunettata di 25 metri q. circa di superficie, dotato di abside rotonda. In quest'ultima spartita in tre zone si aprono due finestre e nella parte centrale è insita la statua della Madonna attorniata da angeli. Il coro è in legno che fodera l'intero presbiterio, voltato a catino con unghia centrale. In un secondo tempo rispetto alla fondazione venne costruita una seconda navata. Da segnalare la presenza di un matroneo collocato sopra la navata aggiunta, accessibile solo ai signori che abitavano la casa attigua. Gravi lesioni sono presenti soprattutto nella zona absidale. Di pregio anche la copertura, realizzata con scandole di legno sopvrapposte. La facciata principale coincide con la sola navata originaria ed è movimentata da decori di gusto tardo barocco ; ha una porta d'ingresso e una sovrastante finestra trilobata, il tutto incorniciato da due lesene terminanti in capitelli. Collocato a qualche decina di metri dalla chiesa vi è il campanile: |
| La chiesa è di recente costruzione, risale agli ultimi anni '60. Si tratta di una struttura in pietra, legno e cemento armato, fatta costruire da Don Carlo Giacchello con il prezioso aiuto di tutta la popolazione di Riofreddo, che ha provveduto al materiale reperimento delle pietre. E' ad una navata, terminante in un abside in tre settori rettilinei. La secrestia e la torre campanaria sono collocate rispettivamente a sinistra e a destra della zona presbiterale. Riofreddo aveva un'altra chiesa, dedicata allo stesso S.Rocco, oggi privata ed adibita a magazzino. | ![]() |